2011/05/31

Il demolitore Danilo Coppe e i cospirazionisti: lo sfogo di un esperto

di Hammer e Jerry Lee

Da alcuni giorni è presente su Youtube un video caricato dall'utente 911SkyScraper, a cui è stata prestata la voce da Massimo Mazzucco, di critica verso l'intervista a Danilo Coppe pubblicata da Undicisettembre lo scorso gennaio.

È inutile lanciarsi nello smontare pezzo per pezzo le manipolazioni (intenzionali o meno, non è nostra facoltà saperlo) di 911SkyScraper e di Mazzucco, i quali, è bene ricordarlo, non hanno alcuna competenza specifica e forse non si rendono conto di sfiorare il ridicolo nel loro tentativo di contraddire un esperto del calibro di Coppe sul campo di quest'ultimo.

Dello stesso avviso è lo stesso Danilo Coppe, che ci ha mandato le poche righe che seguono e che pubblichiamo con il suo permesso. Lo sfogo di Coppe è molto eloquente; concordiamo con il fatto che sia inutile tentare di far ragionare chi è autoconvinto delle proprie tesi e non vuole sentire alcun tipo di ragioni.

Precisiamo che Coppe non ha agito di sua iniziativa, ma ha risposto a una nostra segnalazione che abbiamo ritenuto opportuno fare. Lo ringraziamo per l'ulteriore prezioso tempo che ci ha dedicato e per noi la questione si chiude qui; non abuseremo oltre della pazienza di un professionista serio.

Facciamo nostro il suggerimento dello stesso Coppe: se i complottisti lo vorranno gli potranno commissionare uno studio ad hoc in modo da potersi togliere tutti i dubbi che hanno sulla questione. Purtroppo siamo sicuri che chi ha come scopo vendere libri e DVD infarciti di fantasie a scopo di lucro non ha certo interesse a commissionare un lavoro serio e professionale che porrebbe una pietra tombale sul business del complottismo.

La fede (in una religione, in una filosofia, in una credenza) è qualcosa che esula da qualsiasi considerazione logica e scientifica.

Va bene, lo ammetto: io non c'ero dentro alle Twin Towers quel maledetto 11 settembre 2001. Ho sempre ammesso che tutte le considerazioni pro e contro l'abbattimento controllato delle torri sono basate su indizi e non su prove. Gran parte delle ricerche fatte da chi ha indagato, magari in buona fede come Mazzucco, si basano su considerazioni a senso unico fatte da chi non accetta la spiegazione fornita magari frettolosamente, magari in modo poco rigoroso, dall'Autorità Americana. Tuttavia, tirato per la giacchetta, ho dato un mio parere da demolitore abituale, rispetto allla gran parte degli opinionisti intervistati.

Da un primo parere sono seguite schermaglie di vario genere da parte, soprattutto, di chi non ha nulla da fare tutto il giorno se non cercare conferme alle proprie opinioni. Mazzucco in fondo è giustificato poiché quello è il suo mestiere, quindi gradirebbe magari una maggior precisione da me, che invece a fatica trovo il tempo anche solo di scrivere queste poche righe.

Il giorno che i sostenitori del "complotto" vorranno, accetterò volentieri un incarico ufficiale, pagato, per redigere uno studio ufficiale sull'evento, supportato da tutte le dinamiche scientifiche del caso. Allo stato attuale, i miei detrattori dovranno accontentarsi delle mie dichiarazioni, fornite a caldo, quando vengo intervistato sull'argomento.

Solo unendo tutte le mie risposte alle varie interviste, che per forma mentis cerco sempre di rendere sintetiche, si riesce ad avere un quadro di massima del mio pensiero. Così se una volta ho detto che il WTC7 è caduto per danni ed incendio e una volta mi sono limitato a parlare solo di danni, si ridurrà la gravità di qualche mia omissione. Qualcuno dovrebbe poi spiegare ai complottisti che non c'è una documentazione scientifica che abbia censito quanti pilastri sono stati lesionati nell'impatto degli aerei e quanti siano stati preservati.

Come ho tentato di far capire più volte, le strutture reticolari si fanno carico di una o cento lesioni ma non per sempre. Se si aggiunge un calore di circa 600 gradi, l'acciaio tende comunque a snervarsi e di conseguenza basterebbe quasi solo quello per determinare un crollo.

Invece per abbattere le strutture con l'esplosivo la preparazione necessaria, fatta in clandestinità, richiederebbe ben più del tempo fornito per il blackout.

Comunque, come detto, sono stanco di tornare su questo argomento perché non ho tempo. Lascio volentieri che ognuno continui a pensarla come vuole.